Tratto da “Unveiling of the antileishmanial activities of Linalool loaded zinc oxide nanocomposite through its potent antioxidant and immunomodulatory effects”
Acta Tropica; April 2024 – Link

La Leishmaniosi cutanea rappresenta ancora oggi una sfida sanitaria rilevante in molte aree del mondo. Causata da protozoi del genere Leishmania e trasmessa attraverso la puntura di flebotomi infetti, questa malattia colpisce milioni di persone ogni anno. Sebbene siano disponibili diverse opzioni terapeutiche, i trattamenti attualmente utilizzati presentano limiti importanti, tra cui effetti collaterali significativi, costi elevati e una crescente comparsa di ceppi resistenti ai farmaci convenzionali. In questo contesto, le nanotecnologie stanno emergendo come una promettente frontiera per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche. Un recente studio ha valutato l’efficacia di un innovativo nanocomposito costituito da nanoparticelle di ossido di zinco caricate con linalolo (LZNPs), una molecola naturale presente in numerose piante aromatiche e nota per le sue proprietà antinfiammatorie, antimicrobiche e antiossidanti.

I ricercatori hanno sviluppato nanoparticelle con una dimensione media di circa 105 nanometri e ne hanno testato l’attività sia in vitro sia in vivo contro “Leishmania major”, uno dei principali agenti responsabili della leishmaniosi cutanea zoonotica. I risultati hanno mostrato una marcata attività antiparassitaria nei confronti delle forme promastigote e amastigote del parassita. In particolare, il trattamento ha aumentato significativamente la percentuale di cellule parassitarie in apoptosi, suggerendo una capacità diretta di indurre la morte del microrganismo. Oltre all’azione antiparassitaria, il nanocomposito ha dimostrato una spiccata attività immunomodulante. Nelle cellule macrofagiche è stato osservato un incremento dell’espressione di importanti mediatori della risposta immunitaria, tra cui iNOS, IFN-γ e TNF-α, molecole fondamentali per il controllo dell’infezione da Leishmania. Parallelamente, nei modelli murini infetti, il trattamento ha ridotto sia le dimensioni delle lesioni cutanee sia il carico parassitario, soprattutto quando associato al farmaco di riferimento meglumina antimoniato (Glucantime). Un ulteriore aspetto particolarmente interessante riguarda l’effetto sullo stress ossidativo. Gli animali trattati hanno mostrato una diminuzione dei livelli di malondialdeide, un noto biomarcatore di danno ossidativo, accompagnata da un aumento dell’espressione di enzimi antiossidanti. Inoltre, il trattamento ha favorito una risposta immunitaria di tipo protettivo, caratterizzata da un incremento delle citochine IFN-γ e IL-12 e da una riduzione dei livelli di IL-4, generalmente associata a una minore capacità di controllo dell’infezione.

Nel complesso, questi risultati suggeriscono che le nanoparticelle di ossido di zinco caricate con linalolo possano rappresentare una promettente piattaforma terapeutica contro la leishmaniosi cutanea, combinando effetti antiparassitari diretti, attività antiossidante e modulazione della risposta immunitaria dell’ospite. Sebbene siano necessari ulteriori studi e future sperimentazioni cliniche per confermarne sicurezza ed efficacia nell’uomo, questo approccio evidenzia il potenziale delle nanotecnologie applicate ai prodotti naturali nello sviluppo di nuove terapie contro le malattie parassitarie.

Per approfondire, clicca qui: