Zinco: importante adiuvante nella terapia della Leishmaniosi canina

Dott.ssa Barbara Tonin

La risposta immunitaria risulta di primaria importanza nella patogenesi della Leishmaniosi canina e un ruolo protettivo nei confronti di questa infezione è dato dalla risposta cellulo-mediata (Th1).

Premessa

La risposta immunitaria risulta di primaria importanza nella patogenesi della Leishmaniosi canina e unruolo protettivo nei confronti di questa infezione è dato dalla risposta cellulo-mediata (Th1) . Studi su modelli animali hanno confermato l’effetto positivo della risposta Th1 (IFN-γ, IL-12, TNF-α), rispetto al tipo Th2 (IL-4, IL-5, IL-10), nella cura o progressione della malattia (Coffman et al, 1991; Reiner et al, 1995).
Allo stesso modo, è stata osservata una ridotta attivazione monocitaria e della risposta cellulo-mediata nei cani infetti da leishmania rispetto ai soggetti sani (Barbiéri, 2006).
Risulta pertanto logico, ritenere che la somministrazione di sostanze immunostimolanti possa condizionare l’esito della terapia e quindi la prognosi della malattia.

Zinco e risposta immunitaria

Lo zinco è un oligoelemento ubiquitario nell’organismo, indispensabile a numerose funzioni organiche e fondamentale per un corretto funzionamento del sistema immunitario (Haase et al, 2008)

Funzioni dello zinco
Replicazione DNA
Trascrizione RNA
Trasduzione del segnale
Catalasi enzimatica
Regolazione reazioni ossido-riduzione
Proliferazione e differenziazione cellulare
Apoptosi cellulare

Tabella 1: Funzioni biologiche Zinco-dipendenti (Overbeck et al, 2008)

Gli effetti immunologici della deficienza di zinco sono multifattoriali poiché coinvolgono la sintesi delle proteine e degli acidi nucleici, la produzione degli ormoni timici, la stimolazione dell’attività dei linfociti T, la stabilizzazione delle membrane cellulari e la funzione delle cellule fagocitarie.
Diminuita attività della linea monocito/macrofagica, della fagocitosi granulocitaria e alterata attività citotossica sono comuni conseguenze della deplezione di zinco (Ibs and Rink, 2003).

Zinco e risposta cellulo-mediata

I linfociti T sono senza dubbio le cellule immunitarie più sensibili alla deplezione di zinco e in caso di carenza risulta compromessa la loro moltiplicazione e la successiva differenziazione Th1 (Fraker and King, 2004; Overbeck et al, 2008).
Per tali motivi non dovrebbero essere sottovalutate quelle condizioni in grado di alterare l’omeostasi di questo importante microelemento.

• Cause di ipozinchemia 

Innanzitutto uno stato di ipozinchemia può derivare da un’inadeguata assunzione alimentare.
L’assorbimento dello zinco è notevolmente ridotto in presenza di alimenti ricchi di fitati (diete di scarsa qualità o con un elevato contenuto di farine integrali) o con un’eccessiva integrazione di calcio, minerale in grado di interferire con l’assorbimento dei sali organici di zinco.
Inoltre, una condizione di ipozinchemia si può manifestare in soggetti appartenenti a razze con difetti di assorbimento o affetti da condizioni infiammatorie croniche, dove si verifica un sequestro epatico del micro-elemento (Philcox et al, 1995).
Pertanto l’utilità dell’integrazione di zinco sulla risposta immunitaria in corso di malattie infettive, può derivare non soltanto per la moltitudine delle funzioni biologiche in cui esso è coinvolto, ma anche per la diffusa prevalenza di condizioni in cui si verifica una deficienza subclinica di questo minerale (Haase et al, 2007).

Malattia Effetto della somministrazione di Zinco
HIV/AIDS Riduzione delle infezioni opportunistiche
Epatite C Migliore risposta alla terapia con IFN-α; diminuzione sintomi gastroenterici
Shigellosi Proliferazione linfocitaria; aumento titoli anticorpali
Tubercolosi Aumento retinolo plasmatico; riduzione tempi di guarigione lesioni cutanee
Infezioni respiratorie acute Diminuzione morbidità; riduzione tempi di ricovero
Helicobacter pylori Migliore risposta alla terapia antibiotica

Tabella 2: Zinco-terapia nelle malattie infettive umane (Haase et al, 2007; Overbeck et al, 2008)

Zinco e Leishmania

La stretta relazione tra risposta immunitaria e Leishmaniosi ha messo in evidenza il ruolo di sostanze con proprietà immunostimolanti che potessero condizionare l’evoluzione della malattia.

• Leishmania e risposta immunitaria

Il ruolo dello zinco nell’infezione da Leishmania è oggetto di studio dato che l’esito dell’infezione è strettamente connesso al tipo di risposta immunitaria che viene innescata.
In particolare il controllo dell’infezione o l’evoluzione della malattia, dipendono dal fenotipo linfocitario T helper attivato (Th1) e la produzione di IFN-γ, IL-2, TNF-α da parte delle cellule Th1 è associata alla risoluzione dell’infezione e quindi alla protezione dei soggetti infetti.
Nella popolazione canina i soggetti infetti con malattia clinicamente manifesta, mostrano una risposta immunitaria prevalentemente umorale e non protettiva (simil-Th2), mentre i soggetti infetti che non sviluppano la malattia mostrano una risposta immunitaria prevalentemente cellulare e protettiva (simil-Th1) (Barbiéri, 2006).

Le sostanze prodotte dai linfociti Th2 non proteggono l’organismo dall’aggressione delle leishmanie poiché richiamano nel sito di partenza dell’infezione macrofagi immaturi a ridotto potenziale antiparassitario. Ne segue una diffusione sistemica e la persistenza delle leishmanie “protette” all’interno dei macrofagi, che stimolando la risposta umorale (non protettiva) determinano uno stato immunopatologico caratterizzato dalla produzione di immunocomplessi (Ic) circolanti.

• Zinco, risposta cellulo-mediata e Leishmaniosi

L’integrazione di zinco, stimolando la generazione della risposta Th1, potrebbe pertanto influenzare la resistenza e la progressione della malattia poiché il successo della resistenza dell’ospite è in funzione dell’attività dei macrofagi stimolati dalle citochine e IFN-γ prodotti dalle cellule Th1. Viceversa la deficienza di zinco determina uno shift del rapporto Th1/Th2 e conseguente diminuzione di IL-2, IFN-γ e TNF-α (Beck et a, 1997).

• Ipozinchemia e Leishmaniosi

Basse concentrazioni plasmatiche di zinco sono state infatti osservate in soggetti affetti da Leishmania mucosale e viscerale (Van Weyenbergh et al, 2004). Diversamente, soggetti normo-zinchemici, in seguito alla somministrazione orale del micro-elemento, presentavano una forma autolimitante o moderata della malattia (Sharquie et al, 2001). Questi risultati sembrano pertanto avvalorare la correlazione tra concentrazione di zinco e risposta immunitaria anti parassitaria.

• Effetto anti-leishmaniale dello zinco?

L’interesse dello zinco nella patogenesi della Leishmania ha inoltre condotto allo studio dell’effetto diretto di questo microelemento sulla proliferazione del parassita. Dai risultati di ricerche condotte in vitro, sembrerebbe emergere un effetto anti-leishmaniale dello zinco derivante dall’inibizione degli enzimi parassitari coinvolti nel metabolismo glucidico (NaJim et al, 1998 – Al-Mulla Hummadi et al, 2005).

Dallo studio di NaJim et al (1998) è inoltre stato evidenziato un effetto profilattico nell’insorgenza della Leishamaniosi cutanea in seguito alla somministrazione orale di zinco. Il gruppo di animali che aveva ricevuto lo zinco, immediatamente dopo l’infezione con parassiti di Leishamania e nei 5 giorni successivi, presentava una diminuzione dose-dipendente delle lesioni cutanee rispetto ai soggetti non trattati.

Zinco: ruolo protettivo e terapeutico

In conclusione, la somministrazione di zinco potrebbe costituire non solo un’importante ausilio terapeutico della leishmaniosi canina, ma soprattutto preventivo nei soggetti più a rischio di infezione. A tale scopo, dovrebbe essere valutata l’integrazione di zinco in tutti i soggetti immunodepressi che vivono in zone endemiche o per coloro che frequentano occasionalmente queste aree.


Bibliografia

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