NUCLEOTIDI: Per l’integrità della mucosa intestinale e per aumentare la risposta immunitaria in caso di diarrea.

A cura della direzione scientifica di NBF – LANES con la consulenza del Dr. M. Cornelli

Esistono situazioni particolari in cui l’organismo, per soddisfare i suoi fabbisogni, necessita di una quantità extra di Acidi Nucleici o Nucleotidi. Solitamente, si tratta di condizioni di stress metabolico che richiedono la somministrazione di elementi di provenienza esterna, con notevole accelerazione del recupero.

Premessa

I Nucleotidi sono elementi intracellulari, che svolgono un ruolo chiave nella quasi totalità dei processi biochimici; essi rappresentano gli elementi precursori del DNA e dell’ RNA, e sono composti da uno zucchero ed una base, associati a un certo numero di gruppi fosfato (da uno a tre).
I Nucleotidi sono naturalmente presenti in tutti i cibi, sia di natura animale sia vegetale, sotto forma di acidi nucleici o nucleotidi liberi; in particolare i Nucleotidi solubili, presenti nel latte di molti mammiferi, costituiscono un’importante fonte alimentare, in grado di fornire fino al 20% dell’azoto non proteico.

I Nucleotidi nei Vari Tessuti

Gran parte dei tessuti sono in grado di sintetizzare autonomamente i nucleotidi, attraverso un processo che è definito de novo; al contrario i distretti a rapida proliferazione, come il midollo osseo, il fegato, il sistema immunitario e l’intestino, non riescono a soddisfare i propri fabbisogni attraverso questa via metabolica e utilizzano preferibilmente il sistema denominato di risparmio, recuperando nucleosidi o nucleobasi dalle scorte ematiche. Tuttavia, considerando l’elevato turnover cellulare, anche questa via non è sufficiente a coprire le necessità e, pertanto, si rende indispensabile un apporto esogeno attraverso la dieta: solo in questo modo è garantita la crescita di questi tessuti nonché il mantenimento delle loro funzioni cellulari.

Aspetti Metabolici dei Nucleotidi

Anche se non sono state ancora individuate specifiche situazioni patologiche, da carenza di nucleotidi, (Carter e Walzer, 1995; Sanchez, Pozo et al, 1999; Gil 2001) si registrano positive correlazioni tra la loro presenza e il miglioramento della risposta immunitaria dell’intestino tenue, lo stimolo della rigenerazione dei tessuti, soprattutto di quello epatico, nonché l’ottimizzazione dell’assorbimento intestinale.

Tradizionalmente, gli effetti dei nucleotidi sull’ambiente intestinale e sul sistema immunitario sono sempre stati considerati due capitoli separati e distinti. Solo di recente si è giunti a comprendere ed apprezzare la stretta correlazione esistente tra i due settori, in quanto:
· Una considerevole parte della mucosa è costituita da cellule di origine immunitaria
· Le cellule epiteliali dell’intestino producono molecole, come le citochine, coinvolte nella
immunomodulazione (Walzer 1996)
Al fine di oggettivare queste osservazioni, alcuni ricercatori hanno individuato nell’enzima terminaledesossinucleotidil transferasi (TdT) l’indice di immaturità dei linfociti: nel corso di tali ricerche, i topi alimentati con diete prive di nucleotidi presentavano una percentuale più elevata di cellule TdT-positive, provenienti da timo e Milza, rispetto a quanto accadeva nel gruppo di soggetti la cui dieta era integrata con RNA, adenina o uracile.
Grazie a questi risultati è stato possibile provare che la somministrazione di nucleotidi nella razione è in grado di stimolare la maturazione delle cellule linfoidi, influenzando principalmente:
1. la fase iniziale della processazione dell’antigene (linfociti T)
2. la proliferazione dei linfociti differenziati
3. la immunoematopoiesi (Rueda e Gil, 2000)

In particolare, a livello intestinale, si è riscontrato un aumento della maturazione degli enterociti, sia durante l’allattamento sia nell’età adulta. Poiché queste cellule epiteliali non esercitano solo una funzione di assorbimento, ma sono coinvolti nei processi di risposta immunitaria e di presentazione dell’antigene, è legittimo affermare che i nucleotidi della dieta contribuiscono alla maturazione del sistema linfoide intestinale.
Variante della risposta immunitaria è la reazione dell’organismo nei confronti delle cellule “deviate” e, quindi, potenzialmente cancerogene, condotta attraverso la popolazione cellulare denominata Natural Killer (NK); anche in questo caso, le difese dell’organismo vengono significativamente potenziate dalla presenza dei nucleotidi nella dieta.

Nucleotidi della Dieta e Difesa contro le Infezioni

Un ulteriore meccanismo di difesa, attraverso il quale i nucleotidi riducono l’incidenza delle infezioni, è la modulazione della microflora intestinale: in effetti, l’integrazione della dieta con nucleotidi riduce la concentrazione delle enterobatteriacee ed aumenta la presenza dei bifidobatteri.
Questo risultato testimonia per un’azione prebiotica dei nucleotidi che, favorendo la proliferazione di una flora batterica benefica (bifidobatteri), inibisce la crescita dei batteri potenzialmente patogeni. Tale riscontro di laboratorio è supportato da un’evidenza clinica, secondo la quale i soggetti alimentati con una dieta arricchita da nucleotidi presentano una minor incidenza della diarrea neonatale o in età giovanile (Pickering et al., 1994).

Nucleotidi nella Pratica

È stato dimostrato che i nucleotidi agiscono su un certo numero di attività immunitarie combattendo, ad esempio, l’immunosoppressione provocata dai digiuni o dalla cattiva nutrizione. Tuttavia, poiché le concentrazioni dei nucleotidi variano da alimento ad alimento, per quanto concerne i nostri animali risulta quasi impossibile accertarne la presenza nella dieta. La potenziale carenza si instaura così in modo subdolo e, quando se ne vedono i risultati, le manifestazioni cliniche possono essere molteplici e variegate.
Tendenzialmente, è l’aspetto del disagio intestinale a manifestarsi con maggior frequenza: fenomeni di putrefazione intestinale e flatulenza, molto spesso accompagnati da scariche diarroiche, contraddistinguono il disturbo.
Proprio per questo, l’effetto booster sul sistema immunitario debilitato, risulta essere uno degli aspetti più interessanti dell’utilizzo di Carobin Pet pasta appetibile; questo prodotto esprime al meglio la sua efficacia nel periodo dello svezzamento dove si associano sia lo stress di un radicale cambio alimentare che l’impegno nella produzione di anticorpi, utili a combattere le principali malattie infettive.
In questi casi, ancor prima di formulare una diagnosi certa, è fondamentale intervenire con Carobin Pet pasta appetibile infatti, grazie ai nucleotidi contenuti in questo prodotto, è possibile accelerare la maturazione dei linfocitiT, migliorando sia risposta immunitaria (sia cellulare sia umorale).