Malattie infiammatorie croniche È possibile minimizzare gli effetti negativi delle citochine

A cura della direzione scientifica di NBF – LANES con la consulenza della Dr.ssa Paola Persico

Le citochine hanno un ruolo indispensabile nella corretta risposta immunitaria ma la sovrapproduzione può essere dannosa per l’organismo ospite e può indurre: alterazioni nella funzionalità di alcuni organi (cuore), anoressia, cachessia e anemia non rigenerativa.

Le citochine sono dei peptidi multifunzionali prodotti dall’organismo, soprattutto, dai linfociti e dai macrofagi attivati nel corso di reazioni immunitarie e nel processo infiammatorio (Collins, 1999).
Le citochine promuovono molti meccanismi “di difesa” all’interno dell’organismo tra cui l’ipertermia, la produzione di proteine di fase acuta, l’ipotensione, l’attivazione e la chemiotassi neutrofilica, l’attivazione dei linfociti B e T, l’aumento della sintesi dei mediatori del metabolismo lipidico così come delle prostaglandine, dei leucotrieni e del fattore di attivazione piastrinica (PAF) (Collins, 1999; Dinarello, 1996; Calder, 1997). Le più importanti citochine liberate dai macrofagi sono: fattore di necrosi tumorale (TNF- α), interleuchina 1ß (IL-1ß) e interleuchina 6 (IL-6) (Calder, 2001). L’aumentato rilascio di TNF-α, IL-1ß e IL-6 è considerato un marker dello shock settico e delle emorragie (Jarrar, 1999).

Gli effetti indotti da TNF-α, IL-1ß e IL-6 sono fondamentali nel corso della fase acuta della risposta immunitaria nei confronti di agenti patogeni. Hanno un ruolo indispensabile nella corretta risposta immunitaria ma la sovrapproduzione può essere dannosa per l’organismo ospite. La sovrapproduzione e/o la continua produzione possono indurre, solo per fare alcuni esempi, alterazioni nel rimaneggiamento osseo e cartilagineo, alterazioni nella funzionalità di alcuni organi (cuore), anoressia, cachessia e anemia non rigenerativa(Jarrar, 1999; Dinarello, Gelin, 1991, Strassmann, 1995). La possibilità di controllare questi mediatori permette di limitarne i danni soprattutto nel corso di malattie infiammatorie croniche. L’utilizzo dell’integrazione di Acidi Grassi Omega-3 come integrazione nella razione alimentare, sembra avere un buon effetto antinfiammatorio (Cardiopatie, cachessia cardiaca, cachessia oncologica).

Le citochine non sono gli unici mediatori della risposta immunitaria e del processo infiammatorio dell’organismo, tra gli altri si riscontrano prostaglandine, leucotrieni, PAF. La prostaglandina E2 (PGE2) è un metabolita dell’acido arachidonico prodotta prevalentemente dai macrofagi, PGE2 gioca un ruolo fondamentale nella risposta infiammatoria locale così come nell’essudazione e nell’eritema e, sistematicamente, provoca ipertermia (Collins, 1999; Tilley, 2001). PAF deriva dall’attivazione di mediatori del metabolismo dei fosfolipidi. (Collins, 1999). Ad oggi si conosce il ruolo di PAF nella circolazione capillare periferica, negli scambi gassosi a livello alveolare, nell’aumento della permeabilità vascolare, nel bronco spasmo, nella capacità di adesione e nei processi di chemiotassi di neutrofili ed eosinofili (Kroegel, 1994; Christie, 2002). PAF agisce stimolando la sintesi di TNF-α e IL-1ß da parte dei macrofagi attivati (Kroegel, 1994; Christie, 2002).

Come controllare le citochine TNF-α, IL-1, IL-6 e PAF

Le ricerche volte a comprendere le vie metaboliche atte a bloccare e/o inibire la sintesi di questi mediatori infiammatori sono oggetto di continuo interesse. La possibilità di controllare TNF-α, IL-1, IL-6 e PAF si tradurrebbe nella possibilità di minimizzarne gli effetti negativi in corso di malattie infiammatorie croniche. Attualmente in commercio sono disponibili numerosi farmaci antinfiammatori ma, oltre a problemi di costo, possono avere effetti collaterali importanti, soprattutto se utilizzati per lunghi periodi. L’integrazione alimentare di Acidi Grassi Omega-3 è stata suggerita come uno dei metodi possibili per modulare la risposta immunitaria evitando gli effetti collaterali tossici propri dei farmaci antinfiammatori.

I risultati degli studi dimostrano che un’integrazione di Acidi Grassi con un rapporto Omega 6 e Omega 3 di 3.4:1 può essere associato ad una significativa riduzione della concentrazione ematica e dell’attività di IL-1, IL-6 e PGE2. Queste evidenze scientifiche permettono di avvalorare l’ipotesi che l’uso di EPA e DHA possa considerarsi parte integrante di un trattamento antinfiammatorio per quei cani affetti, ad esempio, da malattie infiammatorie croniche. Nei pazienti con osteoartrite le cellule infiammatorie di origine sinoviale rilasciano numerosi mediatori che inducono una degenerazione della matrice cartilaginea da parte dei condrociti. Gli Acidi Grassi Omega 3, in particolare l’EPA, competono con l’acido arachidonico per gli stessi enzimi e ne inibiscono la liberazione, causando così una maggior produzione di eicosanoidi antinfiammatori rispetto ai proinfiammatori. E’ stato osservato (Sinclair HW, 1984) che le prostaglandine, ottenute dalla via metabolica dell’acido arachidonico e prodotte dalle cellule osteogeniche concorrono a regolare la formazione ed il riassorbimento osseo. In diete integrate con Omega 3 si ha una minor produzione di PGE2 e questo può essere molto importante nella gestione di un paziente affetto da processi di degenerazione ossea (osteoartrite, debolezza, ecc.). Il rapporto tra Acidi Grassi Omega 3: Omega 6 è risultato importante perchè gli eicosanoidi derivati dall’acido eicosapentenoico sono meno proinfiammatori di quelli derivati dall’acido arachidonico.

Recenti studi suggeriscono che l’uso di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA), principi attivi degli acidi grassi Omega-3 contenuti nel pesce e/o negli oli di pesce, diminuiscono la produzione di TNF-α, PGE2, IL-1 e IL-6 e rappresentano un valido strumento nella gestione delle malattie infiammatorie croniche sia in Medicina Umana che in Medicina Veterinaria (LeBlanc, 2008).


Breve bibliografia:

– Jarrar D, Chaudry IH, Wang P “Organ dysfunction following hemorrhage
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