La nutrizione come terapia di supporto in corso di Dermatite atopica

A cura della direzione scientifica della NBF-Lanes con la consulenza del Dr. Fabrizio Fabbrini.

La dermatite atopica, trattandosi di una malattia cronica su base genetica, non è possibile eliminarla, ma gestirla impostando una terapia nutrizionale in grado di lenire i sintomi e le lesioni, prevenire le infezioni secondarie e apportare qualità della vita, sia al paziente che al suo proprietario.

Generalità

La Dermatite Atopica (DA) è una malattia pruriginosa su base genetica/ereditaria, a interessamento facciale, ventrale e podale, ad andamento recidivante o cronico, caratterizzata da manifestazioni cliniche peculiari e associata alla produzione di IgE contro allergeni ambientali ( pollini, acari, muffe,..) e/o alimentari.
Si tratta di una malattia multifattoriale, dove oltre alla predisposizione genetica/familiare, sono chiamati in causa anche:
• Anomalie della risposta immunitaria: ipersensibilità di tipo I
• Anomalie biochimiche: deficit in delta-6 desaturasi con minor produzione di PGE1 e DGLA
• Alterazioni della funzione barriera lipidica: deficit in ceramidi con aumento della perdita di acqua trans epidermica (TEWL) e conseguente xerosi, aumentato passaggio percutaneo di allergeni e aumentata proliferazione microbica di superficie
Attualmente si considerano anche le proteine di origine alimentare, come possibili allergeni causa della DA. Spesso i soggetti allergici possono sviluppare sensibilizzazioni multiple: a pollini, acari della polvere e/o derrate alimentari, a proteine alimentari, a punture d’insetti. Infine, si deve rammentare che spesso i cani allergici presentano infezioni opportuniste secondarie: otiti e pododermatiti da lieviti o batteriche, piodermiti e/o dermatiti da malassezia.

La diagnosi della DA non si basa sugli esiti di esami allergologici; si tratta di una diagnosi clinica per esclusione: la presenza di almeno 3 dei criteri clinici postulati da Pascal Prelaud (età d’insorgenza tra i 6 mesi e i 3 anni; presenza di prurito corticosensibile; presenza di otite esterna bilaterale; presenza di cheilite; presenza di pododermatite agli arti anteriori) in assenza di ectoparassiti ed infezioni, permette di confermare la diagnosi con una sensibilità e specificità del 80%. Solo dopo aver stabilito clinicamente che si tratta di una DA, e valutato la presenza di una eventuale sensibilizzazione al cibo (tramite una dieta a eliminazione) si possono eventualmente eseguire i test allergologici al fine di identificare gli allergeni da utilizzare nella terapia desensibilizzante.

Terapia della D.A.

Trattandosi di una malattia cronica su base genetica, non è possibile eliminarla, ma gestirla impostando una terapia in grado di lenire i sintomi e le lesioni, eliminare/prevenire le infezioni secondarie e apportare qualità della vita, sia al paziente che al suo proprietario.
Le opzioni disponibili sono:
• Evizione dell’allergene: possibile eliminare solo gli allergeni alimentari dalla dieta
• ASIT o immunoterapia allergene-specifica: oltre a desensibilizzare aiuta a prevenire sensibilizzazioni ad altri allergeni ambientali
• Terapia sintomatica per il prurito: uso di cortisonici, antistaminici e/o Ciclosporina A
• Terapia antimicrobica locale o sistemica

Terapia nutrizionale

Trattandosi di una malattia multifattoriale, la nutrizione ha le seguenti indicazioni:
1. Aiutare a ripristinare la funzione barriera: alcuni studi eseguiti in vitro e in vivo hanno evidenziato che la nicotinammide, l’acido pantotenico, l’istidina, l’inositolo e la colina, sono in grado di migliorare la struttura e la funzione della cute, portando a una riduzione della TEWL e della xerosi e di conseguenza di una minor penetrazione percutanea di allergeni e una limitata colonizzazione microbica di superficie; altri studi evidenziano che la prolina e la piridossina sono in grado di stimolare la sintesi dei ceramidi e che l’acido linoleico (L.A.) è parte integrante delle membrane cellulari e della barriera protettiva cutanea.
2. Modulare e ridurre il processo infiammatorio: gli acidi grassi essenziali (EFA) ω-3 e ω-6 presentano sia effetti fisiologici che effetti farmacologici.
DGLA e EPA sono in competizione con l’acido arachidonico nella produzione di eicosanoidi, quelli derivati da DGLA e EPA (PgE-1; PgE-3) presentano effetti anti-infiammatori. Inoltre, esiste un’azione sinergica tra gli EFA e cortisonici e antistaminici (permettendo la riduzione del loro dosaggio in terapia). La Curcumina agendo sulla risposta immunitaria (inibisce l’attivazione dei mastociti, la sintesi di lipossigenasi, ciclossigenasi, e di immunoglobuline) riduce la risposta infiammatoria.
3. Diagnosticare, prevenire e controllare l’ipersensibilità alimentare: in commercio sono disponibili diete bilanciate monoproteiche a base di pesce, anatra, cervo, quaglia, coniglio, capra, maiale; oppure diete bilanciate idrolizzate a base di proteine animali (pollo) o vegetali (soia, mais) utili sia in fase diagnostica (dieta a eliminazione della durata di 8-12 settimane) che in fase terapeutica e preventiva.
4. Aiutare a prevenire, in profilassi, lo sviluppo della DA in soggetti predisposti: basandosi sui dati ottenuti in medicina sull’uso dei probiotici (che inducono produzione di IL12 e inibiscono la produzione di IgE) durante gravidanza e allattamento a madri con forte predisposizione allergica (dove si è evidenziato una minor incidenza di manifestazioni allergiche nei figli); Rossana Marsella, in uno studio pilota, ha trattato Beagle predisposti allergici, con Lactobacillus GG sia durante la gestazione che dai 21 ai 180 giorni di età . Dopo sensibilizzazione con acari della polvere i cuccioli trattati mostravano:
– a. minor produzione di IgE allergene-specifiche
– b. minor reattività allo skin test con D. farinae
– c. minor incidenza e gravità dei segni clinici della D. atopica
Sempre nell’uomo si è evidenziato che l’integrazione alimentare con acidi grassi polinsaturi (PUFA) durante la gravidanza e l’allattamento, aiuta a contenere le manifestazioni cliniche dell’ipersensibilità alimentare nei bambini, favorendo lo sviluppo di una risposta immunitaria di tipo Th-1.

Conclusioni

Diversi studi confermano l’importanza delle diete ricche in proteine e lipidi di alta qualità e con livelli elevati in ω-3 e ω-3-6 in corso della DA nel cane; gli effetti benefici segnalati sono a carico di:
• Prurito
• Eritema
• CADESI (Indice di Gravità ed Estensione della D. Atopica)
• Qualità del mantello
Da quanto sopra esposto, si evince che l’apporto dietetico è importante non solo nella gestione delle forme carenziali, ma anche per:
– Ripristinare le Funzioni Anatomo-fisiologiche cutanee
– Modulare la risposta infiammatoria in corso di dermatiti
– Diminuire il dosaggio di cortisonici e antistaminici in terapia
– Controllare l’ipersensibilità alimentare
– Prevenire/modulare lo sviluppo di malattie allergiche tramite l’uso dei probiotici