Immunità e alimentazione un connubio indissolubile

Dott.ssa Paola Persico

Studi recenti hanno ormai confermato come immunologia e nutrizione siano strettamente correlati. Molte sostanze come l’arginina, la glutamina, lo zinco, gli acidi grassi Omega-3 e i nucleotidi migliorano l’immunità cellulare, modulano il metabolismo delle cellule tumorali e favoriscono il recupero clinico. La carenza di oligoelementi quali zinco, rame, ferro, selenio e vitamine influenzano negativamente le normali risposte immunitarie dell’organismo fin dal concepimento.

Studi recenti hanno ormai confermato come immunologia e nutrizione siano strettamente correlati. Molte sostanze come l’arginina, la glutamina, lo zinco, gli acidi grassi Omega-3 e i nucleotidi migliorano l’immunità cellulare, modulano il metabolismo delle cellule tumorali e favoriscono il recupero clinico.

Oligoelementi ed immunità

La carenza di oligoelementi quali zinco, rame, ferro, selenio e vitamine influenzano negativamente le normali risposte immunitarie dell’organismo fin dal concepimento. Lo sviluppo del sistema immunitario si realizza principalmente nell’utero e subito dopo la nascita. Le carenze di alcuni minerali, quali zinco, rame, aminoacidi essenziali, vitamina A, possono compromettere lo sviluppo degli animali in accrescimento e la loro immunocompetenza sia per le risposte immunitarie adattative che per quelle innate.
La carenza di zinco materna in corso di gravidanza può compromettere il normale raggiungimento del numero dei linfociti timici e splenici nel cucciolo (Tab.1). Lo zinco infatti è indispensabile per il normale sviluppo e l’attività delle cellule responsabili dell’immunità aspecifica così come dei neutrofili e delle cellule natural killer.

Una carenza di zinco influenza anche il normale instaurarsi dell’immunità acquisita (come l’attivazione e lo sviluppo dei linfociti T, la produzione di citochine, dei linfociti B e della produzione anticorpale, in particolar modo la produzione di immunoglobuline G è compromessa). Gli effetti dello zinco si riscontrano anche nelle funzioni fondamentali della cellula (come la replicazione del DNA, la trascrizione del RNA, la divisione e l’attivazione cellulare). Lo zinco è anche considerato un antiossidante e stabilizzante delle membrane.

Stati di malnutrizione durante lo sviluppo uterino possono compromettere il normale sviluppo della microflora intestinale con un’alterazione, anche permanente, della risposta mucosale enterica con un’aumentata suscettibilità all’infezione. Questo tipo di alterazione mucosale può persistere anche per tutta la vita del soggetto.

Principi nutritivi Cosa provoca una loro carenza (esempi)
Zinco Mancato sviluppo del timo, alterazione nella differenziazione dei linfociti T, ridotta produzione delle citochine da parte dei Th1, diminuizione nella produzione anticorpale
Rame Diminuzione nella proliferazione dei linfociti
Selenio Aumento della sensibilità all’infezione
Vitamina E Aumento della produzione di PGE2

Obesità ed immunità

Episodi di digiuno prolungato possono compromettere il normale sviluppo degli organi linfoidi con atrofia, diminuzione del numero e della funzione dei leucociti circolanti, ecc. l’esito finale è una diminuzione della capacità di rispondere alle infezioni. Numerosi studi sono stati condotti in Medicina Umana per valutare la correlazione tra risposta immunitaria efficiente e paziente obeso. Negli animali domestici, tranne nei roditori che spesso sono il primo anello per studi sperimentali nell’uomo, nessuno studio ha ancora permesso di mettere chiaramente in relazione la funzione immunitaria e l’obesità. Nei soggetti obesi, in Medicina umana, sono state riscontrate diminuite risposte linfocitarie in seguito alla stimolazione antigenica, riduzione della funzionalità delle cellule natural killer, sbilanciamento del rapporto CD8:CD4 e alterate capacità neutrofiliche. Nell’uomo alcuni studi hanno evidenziato come l’obesità sia strettamente correlata ad un aumento sia della concentrazione di citochine infiammatorie circolanti, prodotte dai macrofagi attivati dal tessuto adiposo in eccesso, che di proteine di fase acuta.

Infezioni e nutrizione

Se è vero che condizioni quali il digiuno prolungato e/o l’obesità possono compromettere la normale risposta immunitaria dell’organismo è anche vero che le risposte immunitarie ad infezioni, neoplasie o gravi malattie immunomediate possono compromettere lo stato nutrizionale dell’organismo.
In caso di gravi infezioni e/o condizioni di setticemia, ad esempio, si assiste ad una perdita di appetito che può arrivare anche all’anoressia. In questi soggetti si riscontra un aumento delle citochine infiammatorie, soprattutto Il-1, IL-6 e TNF-alfa, che agendo sui nuclei centrali dell’ipotalamo e sul sistema nervoso periferico inducono una diminuzione/soppressione dell’assunzione dell’alimento. L’attivazione delle citochine infiammatorie sembra da un lato protettiva per l’organismo mentre dall’altro provoca una perdita di massa corporea magra, grassa e una carenza di principi nutritivi. In seguito ad una neoplasia si possono instaurare episodi di digiuno prolungato, accompagnati da adattamenti dell’organismo atti a garantire la sopravvivenza degli organi vitali, ma anche a condizioni di cachessia vera e propria.

La cachessia e gli acidi grassi omega 3

La cachessia può essere definita come un insieme di fattori che determinano alterazioni nel metabolismo lipidico, proteico e glucidico con conseguente perdita di peso e scadimento delle condizioni organiche e della qualità di vita del paziente oncologico. Ciò che accumuna la patogenesi della cachessia neoplastica, che è considerata un problema multifattoriale, è il catabolismo proteico-muscolare (con conseguente perdita di massa magra) indotto dall’incremento di varie citochine e che induce la produzione di proteine di fase acuta (come la proteina C reattiva). Oggi in Medicina umana si attribuisce questo meccanismo alla produzione, da parte delle cellule neoplastiche, di una sostanza il “fattore inducente la proteolisi” (PIF, proteolysis Inducing Factor). Questo fattore agisce rubando proteine alla muscolatura per fornirle alla neoplasia ed è antagonizzabile tramite la somministrazione di acido eicosapentaenoico (EPA).

Il tessuto neoplastico sembra trarre il proprio nutrimento preferenzialmente dal glucosio, come fonte energetica di scelta, quindi riuscire a costringere la neoplasia a utilizzare altri substrati energetici (come grassi e proteine) contribuirebbe a ridurre la proliferazione cellulare. L’impiego di alcuni aminoacidi (arginina, glutamina, leucina, valina, ecc) rispetto ad altri sembra utile per ritardare la crescita tumorale. In studi condotti su modelli animali è stato evidenziato come l’aumentata assunzione di acidi grassi omega-3 possa interferire sulla velocità di accrescimento di alcune neoplasie infatti sembra che EPA e DHA possano attenuare la crescita tumorale grazie alla loro capacità di diminuire il metabolismo dell’acido arachidonico.

Alcuni studi, condotti in vivo, hanno dimostrato che EPA ha un’azione selettiva sulle cellule neoplastiche portandole a morte. Ulteriori ricerche hanno permesso di dimostrare che la somministrazione di omega-3 riduce la secrezione del fattore di TNF-alfa, dell’interleuchina 1-alfa e dell’interleuchina 2 che sono degli importanti mediatori del processo cachettico e giocano un ruolo fondamentale anche come fattori di crescita tumorale.

I nucleotidi e l’immunità

Recentemente numerosi studi si sono concentrati sul ruolo dei nucleotidi esogeni come regolatori della risposta immunitaria. Il nucleotide è l’unità di base degli acidi nucleici, è formato dall’acido fosforico, da un monosaccaride pentoso che è il ribosio per l’RNA ed il desossiribosio per il DNA e da basi azotate (adenina, guanina, citosina, uracile per l’ RNA e adenina, guanina citosina e timina per il DNA). L’organismo richiede costantemente nucleotidi, specialmente per le situazioni ad elevato turnover del ricambio cellulare, come il sistema immunitario. Benchè i nucleotidi possano essere sintetizzati in modo endogeno, quando cala questa produzione interna diviene necessario un apporto attraverso la via alimentare. La maggior parte dei nucleotidi introdotti viene rapidamente metabolizzata ed escreta, tuttavia una certa quota viene incorporata nei tessuti. In tali circostanze i nucleotidi assumono un ruolo definito semi-essenziale.

Dalle ricerche effettuate, è emerso che i nucleotidi esogeni sono in grado di svolgere l’importante compito di regolatori della risposta immunitaria. Studi condotti sugli animali riportano che l’introduzione nella dieta dei nucleotidi stimola la risposta umorale nei confronti degli antigeni T-dipendenti, determinando un aumento totale dei livelli anticorpali. L’aumento delle immunoglobuline consente, inoltre, un miglioramento della risposta vaccinale, un aumento della tolleranza nei confronti degli antigeni alimentari una riduzione nella morbilità generale.


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