Acidi Grassi Omega-3 e patologie renali nell’anziano

A cura della Redazione Scientifica di NBF-Lanes con la collaborazione del Dr. Maurizio Cornelli

Abbiamo esaminato la relazione tra livelli plasmatici di PUFA e totale cambiamento nella clearance della creatinina nel corso di tre anni di follow-up, nelle persone anziane arruolate nello studio InCHIANTI, uno studio epidemiologico basato sulla popolazione e condotto in Toscana, Italia.
Questo studio ha dimostrato che gli adulti più anziani con bassi livelli plasmatici totali di PUFA hanno un calo maggiore in clearance della creatinina. Questi risultati suggeriscono che una maggiore assunzione alimentare di PUFA può essere di protezione contro la progressione verso la malattia renale cronica.

Questa carrellata sulle nuove frontiere delle Patologie Renali Croniche, data l’estrazione medica degli autori, è incentrata su quanto accade in campo umano, ma presenta interessanti parallelismi con lo stesso tipo di disturbo rilevato in ambito veterinario. Sono gli stessi autori a fare continui riferimenti al nostro settore, dal quale attinge a tutta la casistica sperimentale.

Epidemiologia della Patologia Renale Cronica

Questo tipo di manifestazione patologica si sta rivelando il maggior problema che interessa la salute pubblica della popolazione anziana e che, nelle fasi terminali, può esitare nella dialisi o nella necessità di un trapianto.

Studi condotti (in ambito europeo) sulla prevenzione delle patologie terminali, a carico del comparto vascolare renale, dimostrano che circa il 12% della popolazione adulta presenta qualche deficit renale; negli USA, si stima che 19 milioni di individui adulti si trovino almeno nello stadio iniziale di una patologia renale.

Cambiamenti Strutturali e Funzionali del Rene in Funzione dell’Età

I cambiamenti dovuti all’avanzare dell’età sia nella struttura che nel funzionamento renale sono stati descritti, non solo in campo umano, bensì in ampio range di specie animali, compresi ratti, topo, cavie, cani e gatti.

Poiché il rene svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’omeostasi biologica, non deve sorprendere il fatto che il suo funzionamento venga considerato come uno dei maggiori elementi di valutazione per le prospettive di vita e, spesso, costituisca il fattore limitante nella scelta delle terapie.

Variazioni Tubulo-Interstiziali con l’avanzare dell’età
I reni (n.d r.: nell’uomo) aumentano di dimensioni fino all’età di 40-50 anni, per poi iniziare a ridursi col passare del tempo. Gran parte di questi cambiamenti sono legati a modifiche tubulo-interstiziali come infarti, fenomeni riparativi (cicatrizzazioni) e fibrosi, piuttosto che a una perdita di glomeruli.

Variazioni Strutturali del Glomerulo con l’avanzare dell’età
Col progredire dell’età, insieme alla riduzione del numero dei glomeruli efficienti, si assiste a un incremento percentuale di glomeruli sclerotici (nell’uomo circa il 10% a 40 anni); maggiormente colpiti sono quelli corticali sottocapsulari. In generale, si ritiene che la sclerosi glomerulare rappresenti uno stadio finale, correlato a una gran varietà di attacchi alla struttura, principalmente su base ischemica e immunomediata.


Cause delle patologie renali croniche

Disturbi Renali correlati all’invecchiamento

Si fa ipotesi che i fattori di rischio esercitano i loro effetti nell’anziano sia a livello delle patologie vascolari sia per diretto danno delle strutture renali.
Dal punto di vista patogenetico, la maggior parte delle alterazioni renali prendono il via da uno stress ossidativo, seguito da una reazione infiammatoria.
In America le forme eziopatogenetiche risultano le seguenti:
Glomerulonefrite in 59%, idronefrosi in 9,7%, nefropatia in 7,6%, malattie da ipertensione renale 6,6,%, tumori renali in 5,2%, malattie vascolari renali in 4,9%, altre cause in 6,4% dei casi.


Meccanismo dei danni renali da invecchiamento: il ruolo della infiammazione

La glomerulosclerosi  è una sindrome dovuta ad alterazioni infiammatorie diffuse nei glomeruli, clinicamente caratterizzata da ematuria con presenza di cilindri eritrocitari, lieve proteinuria e, spesso, ipertensione, edema nonché iperazotemia.

La Fibrosi Tubulo-interstiziale viene definita come una serie di eventi traumatici che affligge i tubuli e lo spazio interstiziale, in assenza di un significativo coinvolgimento dei glomeruli o della vascolarizzazione renale. Farmaci, infezioni e malattie sistemiche sono considerati i principali fattori predisponenti.

I processi di cicatrizzazione tubulo-interstiziali e la fibrosi sono associati a una riduzione della funzionalità renale. Al pari della glomerulosclerosi, la fibrosi tubulo-interstiziale prevede un processo infiammatorio, l’apoptosi e la fibrosi. In ambito sperimentale, è stato possibile evidenziare che la proteinuria svolge un ruolo importante nello scatenare l’infiammazione tubulo-interstiziale; l’eccessivo riassorbimento di albumine, da parte delle cellule del tubulo prossimale, stimola il rilascio di svariati mediatori proinfiammatori, comprese le chemochine.

Questo processo è stato oggetto di studi approfonditi nei modelli animali.


Il Ruolo degli Omega-3 nelle Diverse Patologie Renali

Recenti studi testimoniano l’esistenza di correlazione tra gli Acidi Grassi Polinsaturi (PUFA) e lo sviluppo delle patologie croniche renali. È ormai dimostrato che, negli animali, l’integrazione della dieta con PUFA riduce i processi infiammatori a livello renale e la fibrosi.

Nefropatia da IgA
La nefropatia idiopatica da IgA è la patologia glomerulare più diffusa al mondo. L’insufficienza renale (in campo umano) si sviluppa nel 40% dei pazienti, a distanza di 5-25 anni dalla diagnosi. Nel corso della sperimentazione degli autori, (secondo criteri di arruolamento randomizzato e gruppi di controllo) si è rilevato che una dieta opportunamente arricchita di olio di pesce è in grado di rallentare la perdita di funzionalità renale in pazienti affetti da nefropatia da IgA. Durante un periodo di 2 anni, i pazienti del gruppo trattato hanno assunto 1,87 g/die di EPA e 1,36 g/die di DHA. Solo il 6% di essi, paragonato al 33% del gruppo di controllo (placebo), presentò un incremento del 50% della creatininemia. La somministrazione di olio di pesce è stata in grado di ridurre l’evoluzione della patologia nelle persone colpite, così come è stata in grado di sopprimere l’attivazione e la proliferazione delle cellule mesangiali nei modelli animali (Grande et al 2000). I PUFA sono in grado di ridurre l’infiammazione mediante diversi meccanismi, come la riduzione dell’ossido nitrico (Dasun, 2004), la regolazione del TNF-α (Kielar et al, 2003), e la modulazione delle protein-chinasi (De Jonge, 1996).


Insufficienza Renale Cronica

Gli autori hanno ipotizzato che un basso livello plasmatico di PUFA potesse essere associato a un declino della funzionalità renale nei pazienti più anziani. Al fine di testare questa ipotesi, hanno esaminato la relazione esistente tra i livelli plasmatici totali di Acidi Grassi Polinsaturi e le variazioni della clearance della creatinina, per un periodo di tre anni. Questi studi hanno confermato il presupposto teorico della sperimentazione: durante il periodo dello studio solo il 6% dei pazienti trattati con EPA e DHA, paragonato al 33% del gruppo di controllo, presentò un aumento del 50% della Creatinemia.
Questi dati suggeriscono che un’integrazione della dieta più consistente, per quanto concerne i PUFA, è in grado di svolgere un’azione preventiva sulla progressione della insufficienza renale cronica, ed è in totale accordo con quanto accade in modelli animali, dove la somministrazione di Acidi Grassi Polinsaturi limita la progressione della insufficienza renale.

Tumori renali: il tumore del parenchima renale è pari all’80% dei tumori del rene, la maggioranza dei quali sono adeno carcinoma. Uno studio recente (Wolk et al) su 36.664 donne conclude che il consumo di pesce ricco di acidi grassi PUFA può ridurre la incidenza dei tumori renali.

Dialisi: Studi su pazienti in dialisi hanno concluso che la supplementazione con Omega 3 PUFA migliora il livello dei trigliceridi, il prurito uremico, e lo stress ossidativo (Lim et al, 2007)